La superficie della Terra è stata ridotta a una gigantesca scoria radioattiva, gli esseri umani sono ormai costretti a vivere nel sottosuolo e i vincitori della guerra conducono esperimenti sui vinti. Non potendo utilizzare lo spazio, gli scienziati nei sotterranei cercano di sfruttare la dimensione del tempo. Utilizzano i prigionieri come cavie da spedire nel passato con la speranza di recuperare risorse utili alla sopravvivenza del genere umano decimato e di ripopolare la superficie terrestre attraverso l’uso del presente. Un presente mobile, esteso, in cui il futuro può avere già avuto luogo e il passato può essere ancora in via di definizione.

Proiettandoci nel futuro ipotizzato dal regista Chris Marker nel photo-roman La Jetée, il progetto Digging-Up. Atlas of the Blank Histories risponde al tentativo di inverare quello che nel cortometraggio di Marker avviene attraverso una successione di immagini, affidando il viaggio nel passato al carotaggio, che incarna per sua stessa natura la stratificazione del tempo.


Backward Time Travel. In Black and Blue, il suo studio sul giallo francese del dopoguerra, Carol Mavor descrive La Jetée come qualcosa che accade “in un non-luogo (u-topia) in un non-tempo (u-chronia)” che lei collega al tempo e al luogo della fiaba. Continua dicendo che “anche il suono del titolo risuona alla sorpresa fiabesca di trovarsi in un altro mondo: La Jetée evoca “là j’ètais” (lì ero)”. Con “u-topia”, Mavor non fa riferimento alla parola “utopia” com’è comunemente usata; descrive anche un’ambiguità di distopia / utopia nel film: “È distopia con la speranza dell’utopia o è utopia tagliata dalla minaccia della distopia”.[1]
Il blogger di Tor Books, Jake Hinkson, ha riassunto la sua interpretazione nel titolo di un saggio sul film, “There’s No Escape Out of Time”. Egli ha elaborato: Quello che [il personaggio principale] trova ... è che il passato non è mai così semplice come vorremmo. Ritornare ad esso significa rendersi conto che non l’abbiamo mai capito. Egli pensa anche che - e qui è impossibile non vedere il messaggio di Marker per i suoi spettatori - una persona non può fuggire dal proprio tempo, in ogni caso. Potremmo provare a perderci, ma verremmo sempre trascinati indietro, nel mondo, nel qui e nell’ora. In definitiva, non esiste una fuga dal presente.

1. Mavor, Carol (2012). Black and Blue: The Bruising Passion of Camera Lucida, La Jetée, Sans soleil, and Hiroshima mon amour.


Al fine di salvaguardare la storia della nostra civiltà, e di conservarne la memoria contrastando il processo di amnesia in atto, il progetto intende creare nel tempo un “Atlante dell’Umanità” costituito da un archivio di campioni di terreno estratti in diverse zone della Terra. I carotaggi costituiscono il DNA dei luoghi da cui provengono, una loro campionatura che ne permetterà la riproducibilità in futuro, rovesciando così il passato in una “Memoria dell’Avvenire” impressa nel materiale estratto dalle viscere della Terra.


Differenza e ripetizione. Ripetizione per Se stessa. Questi strati descrivono diversi modi in cui il passato e il futuro possono essere scritti in un presente. Man mano questa iscrizione diventa più complessa, lo status del presente stesso diventa più astratto. As this inscription grows more complicated, the status of the present itself becomes more abstract.
Sintesi passiva. I processi di base dell’universo hanno un impulso che portano in ogni momento presente. Una “contrazione” della realtà si riferisce alla raccolta di una forza continua diffusa nel presente. Prima del pensiero e del comportamento, ogni sostanza esegue la contrazione. “Siamo fatti di acqua, terra, luce e aria contrattata... ogni organismo nei suoi elementi ricettivi e percettivi, ma anche nella sua viscera, è una somma di contrazioni, di ritenzioni e di espansioni”. La sintesi passiva è esemplificata dall’abitudine. L’abitudine incarna il passato (e gesti verso il futuro) nel presente trasformando il peso dell’esperienza in un’urgenza. L’abitudine crea una moltitudine di “individui larvali”, ognuno dei quali funziona come un piccolo ego con desideri e soddisfazioni.
Sintesi attiva. Il secondo livello del tempo è organizzato dalla forza attiva della memoria, che introduce discontinuità nel passare del tempo sostenendo le relazioni tra eventi distanti. Una discussione sul destino rende chiaro come la memoria trasforma il tempo e attua una forma più profonda di ripetizione: il Destino non consiste mai in rapporti passo-passo deterministici tra i presenti che si succedono l’un l’altro secondo l’ordine di un tempo rappresentato. Piuttosto implica tra i presenti che si susseguono connessioni non localizzabili, azioni a distanza, sistemi di riproduzioni, risonanze ed echi, oggettivi del caso, segni, segnali e ruoli che trascendono la localizzazione spaziale e le successioni temporali. Rispetto alla sintesi passiva dell’abitudine, la memoria è virtuale e verticale. Si occupa di eventi nella loro profondità e nella struttura piuttosto che nella loro contiguità nel tempo. Dove le sintesi passive hanno creato un campo di “se stessi”, la sintesi attiva è eseguita dall’“io”. Nel registro freudiano, questa sintesi descrive l’energia spostata di Eros, che diventa una forza problematizzante e di ricerca piuttosto che un semplice stimolo alla gratificazione.
Tempo vuoto. Il terzo strato di tempo esiste ancora nel presente, ma lo fa in un modo che si libera dalla semplice ripetizione del tempo. Questo livello si riferisce a un evento definitivo così potente che diventa onnipresente. È un grande evento simbolico, come l’omicidio da commettere da Edipo o da Amleto. Quando si alza a questo livello, un attore si esegue come tale e si unisce al regno astratto del ritorno eterno. L`essere stesso e il Io cedono il posto a “l’uomo senza nome, senza famiglia, senza qualità, senza sé o io... il già-Superuomo i cui membri dispersi gravitano attorno all’immagine sublime”. Il tempo vuoto è associato a Thanatos, un’energia desessualizzata che attraversa tutta la materia e sostituisce la particolarità di un sistema fisico individuale. Deleuze è attento a sottolineare che non c’è ragione per Thanatos di produrre un impulso specificamente distruttivo o “istinto di morte” nel soggetto; egli concepisce Thanatos come semplicemente indifferente.

Gilles Deleuze, Difference and Repetition, 1968


Il progetto di Lara Favaretto è basato sull’idea di racconto per sottrazione, dove nulla di nuovo è creato: attraverso il carotaggio avviene il recupero di una porzione di sottosuolo stratificato esistente e, tramite la sua analisi storica e chimico-fisica e la sua archiviazione, si mette a frutto la memoria che esso contiene.



Il punto di partenza del progetto è un’indagine condotta su un determinato territorio, alla ricerca di aree specifiche presso cui effettuare estrazioni di sottosuolo. L’individuazione di queste zone circoscritte non avviene attraverso un’esplorazione fisica, ma consultando professionisti provenienti da vari campi – geologi, archeologi e storici, oltre a scrittori e ricercatori – insieme a abitanti del posto, depositari di storie, detti o leggende antiche, spesso sconosciute ai più, ma indissolubilmente intrecciate alla memoria di quei luoghi.


L'allegoria della grotta. La teoria delle forme: Una delle idee principali di Socrate, e Platone, era quella delle forme, che spiega che il mondo è composto di riflessioni di forme più perfette e ideali. Il mondo materiale, quello che possiamo vedere, toccare, sentire e odorare, è esclusivamente una visione a metà della realtà delle forme. Confidarsi sui soli sensi fisici – per esempio credendo a quello che vedi, è per Socrate, diventare effettivamente cieco. Il mondo che vediamo è solo un riflesso delle forme che il mondo rappresenta (e nemmeno in modo accurato). Una forma, sia essa che si tratti di un cerchio, di un tavolo, di un albero o di un cane, è, per Socrate, la risposta alla domanda, Che cos’è? Solo la comprensione delle forme può portare a una vera conoscenza.


L’indagine consente di tracciare una mappatura di zone sensibili, aree dove si conservano, nascoste sottoterra, tracce di queste vicende che sono riportate alla luce praticando i carotaggi. Si tratta di fatti dimenticati, minori, di storie “laterali” che scorrono accanto alla Storia, e che insieme a essa sono rimaste impresse, sedimentate nella materia della terra.


La civiltà sepolta sotto strati di ghiaccio Gli scritti prolifici di Platone continuano a mistificare i lettori fino ad oggi. Nel 335 aC, Platone scrisse sull’Atlantide, una grande civiltà che possedeva risorse tecnologiche avanzate e che si è perduta nel tempo. Da secoli, l’uomo ha continuato nella ricerca per trovare Atlantide senza alcun risultato. Mentre la tecnologia continuerà a fiorire, gli sforzi per individuare questo sito antico seguiranno. Questi sforzi hanno portato esploratori alla scoperta di una quantità significativa di città subacquee. Consideriamo adesso le implicazioni della mappa di Piri Reis. Comprovato come un vero e proprio documento, la mappa di Piri Reis risale al 1513 con un punto focale primario nella costa occidentale dell’Africa, la costa orientale del Sud America e la costa nordica dell’Antartide. Realizzato quasi 300 anni prima della scoperta di quest’ultima, la mappa di Piri Reis mostra la costa antartica con splendidi dettagli, come sarebbe stata vista senza l’impatto del ghiaccio glaciale. Com’è possibile? Piri Reis offre la sua spiegazione scritta a mano sulla mappa stessa - ammettendo apertamente che la mappa non è un’opera originale, ma una copia di una mappa molto più antica. Ciò suggerisce che i cartografi che esaminarono la costa e che realizzarono la mappa, lo avrebbero fatto alla fine dell’ultima era glaciale, poiché sarebbe questa l’ultima epoca nota che garantì la mancanza del ghiaccio costiero. Si suppone che ciò sia stato possibile, giacché l’Antartica era situata a circa 2000 miglia più a nord, e quindi offrisse un clima più temperato. La registrazione dei fossili trovati in Antartica confermerebbe l’esistenza della vita vegetale e animale che richiedeva un clima drasticamente diverso per prosperare. Basata su questa ipotesi, sarebbe possibile che quello che conosciamo come Antartica sia in realtà il continente perduto di Atlantide? Sarebbe possibile che Atlantide ci guardi in faccia da secoli e che l’uomo stia guardando nelle aree sbagliate?

“L’eruzione minoica”: questa catastrofe totale, insieme al crollo del vulcano nell’eruzione, ha dato origine alla leggenda dell’Atlantide Perduto.


Attraverso una ricerca capillare volta a indagare il territorio e il suo passato, esplorati da differenti punti di vista tra loro correlati (scientifico, politico, sociale, economico, storico, ma anche letterario, filosofico, fantascientifico, cinematografico, musicale), le storie rintracciate sono passate al vaglio da un comitato formato dai professionisti coinvolti, per arrivare a una selezione delle più significative ai fini del progetto e per farle riemergere fisicamente dal sottosuolo attraverso i carotaggi.


Come la modernità dimentica
1. La parte più intima o più interna di qualsiasi cosa.
2. Chiamato anche nucleo magnetico. Elettricità. il pezzo di ferro, un fascio di fili di ferro o altri materiali ferrosi che costituiscono la parte centrale o interna di un elettromagnete, di un olio di induzione, di un trasformatore o simili.
3. (Industria miniera, geologia, ecc.) un campione cilindrico di terra, minerale o roccia estratto dal suolo mediante un carotaggio in modo che gli strati siano indisturbati sul campione.
4. Il legno interno di un albero.
5. Antropologia un grumo di pietra, come la selce, da cui gli umani preistorici fecero lamine per produrre strumenti.
6. Carpenteria uno spessore di legno che forma la base per un’impiallacciatura.


Le storie danno vita a una nuova mappa del territorio, costituita da racconti e testimonianze, ricordi e di aneddoti; una carta da sovrapporre a quella geografica, e che unita a essa diventa strumento per una conoscenza approfondita, ma anche inusuale, singolare, del territorio. Una mappa su cui è disegnata una trama di storie dimesse e sussurrate, di episodi marginali ma significativi, appartenenti a epoche diverse erintracciati nei libri o tramandati oralmente, che costituiscono la fase preliminare e fondamentale del progetto.



Il racconto di queste storie, archiviate nella memoria come nel terreno, nel tempo come nello spazio, sarà affidato unicamente a un gesto di sottrazione, materializzato nella compressione del carotaggio.

La profondità dell’estrazione è determinata dal luogo in cui è effettuata; una volta estratto, ogni singolo carotaggio è collocato all’interno di una scatola adatta alla sua conservazione. Si tratta di contenitori standard, comunemente utilizzati. Sul coperchio di ogni contenitore sono indicate la data e le coordinate di geolocalizzazione del luogo di estrazione, insieme ai dati emersi dall’esame del materiale da parte di un geologo, che propone inoltre una lettura e un’interpretazione che ripercorre le componenti materiali e la storia degli strati di sottosuolo.


La lingua degli strati. Nel 1840, Hitchcock sospettava che la sedimentazione laminata in Nord America potrebbe essere stagionale, e nel 1884 Warren Upham affermava che le lamine accoppiate di sedimenti chiaro-scuri rappresentavano la deposizione di un anno. Nonostante questi primi tentativi, il principale pioniere e divulgatore della ricerca è stato Gerard De Geer. Mentre lavorava per l’Indagine Geologica svedese, De Geer notò una stretta somiglianza visiva tra i sedimenti laminati che stava mappando e gli anelli interni degli alberi. Questo l’ha spinto a suggerire che gli accoppiamenti grosso-fini spesso trovati nei sedimenti dei laghi glaciali erano strati annuali.


Come dal numero degli anelli si può risalire all’età dell’albero, così dalla lettura del materiale stratificato è possibile identificare le diverse temporalità del terreno: una lettura orizzontale che trasforma il carotaggio, nella verticalità e approfondimento progressivo dei suoi strati sovrapposti, in una timeline, una materializzazione spaziale del passaggio del tempo.
L’analisi fornita dal geologo è fondamentale, poiché rende concreta la possibilità di ri-creare in futuro la stessa composizione chimica della Terra appartenente a una determinata area geografica e in una determinata epoca, e che contiene nel proprio DNA una traccia degli eventi che l’hanno modellata. Proiettandoci in un ipotetico futuro post-apocalittico, il carotaggio assumerà la funzione di reliquia, in quanto custode del proprio DNA, e allo stesso tempo di cavia, in quanto materia da indagare e sperimentare.

I carotaggi sono esposti in senso orizzontale, appoggiati su un tavolo progettato dall’artista, la cui unica variante può essere la dimensione, che dipende dalle diverse profondità dei carotaggi e quindi dalla diversa lunghezza dei loro contenitori. La dimensione del piano del tavolo è corrisponde a quella della scatola.
Per ogni carotaggio, sono rese note le seguenti informazioni: la data di estrazione, i dettagli del sito geografico (stato, regione, provincia, città, località) e l’analisi fatta dal geologo, in modo da fornire al pubblico, insieme al carotaggio vero e proprio e alle coordinate spazio/temporali dell’estrazione, una lettura più approfondita della materia che lo compone.



Ogni foro praticato nel terreno, risultato del carotaggio, è sigillato con una placca del metallo comune usato localmente. La placca ricopre l’intero foro ed è fissata al terreno immergendone l’estensione sottostante in una colata di cemento versato nella cavità. Il metodo di realizzazione e il posizionamento della placca sono stabiliti di volta in volta in accordo con le metodologie delle maestranze locali, a seconda della posizione del carotaggio e della qualità del terreno.
Su ogni placca sono riportati, scritti nell’idioma locale, i seguenti dati: il titolo e il logo del progetto, la data di estrazione, il numero di carotaggio all’interno del gruppo di estrazioni effettuate in quella regione, seguendo un ordine cronologico, le indicazioni del sito geografico nel dettaglio: stato, regione, provincia, città, località, la profondità dell’estrazione.
Una volta terminata l’esposizione, i carotaggi sono archiviati all’interno di uno speciale contenitore in ferro, per essere preservati e tramandati al futuro. Una volta completo, questo contenitore sarà sigillato e sotterrato, trasformandosi così in una Time Capsule, una “macchina del tempo”.
Nel punto in cui esso è seppellito è collocata una targa, una sorta di lapide in pietra locale, su cui sono incise la data di sotterramento e di riesumazione, prevista dopo un secolo. La lapide ha la stessa dimensione di una faccia del contenitore sepolto, come se fosse la sua ombra proiettata sulla superficie terrestre.


Preservando la cripta della civiltà. Thornwell Jacobs, mancato nel 1956, lasciò questo “Messaggio alle generazioni dell’8113”, su una placca fuori dalla stanza: “Questa Cripta contiene memorie della civiltà esistente negli Stati Uniti e nel mondo durante la prima metà del ventesimo secolo. Nel contenitore di acciaio inossidabile, nel quale l’aria è stata sostituita da gas inerti, ci sono delle enciclopedie, delle storie, delle opere scientifiche, delle edizioni speciali di giornali, dei diari e racconti di viaggio, delle bobine cinematografiche, dei modelli, dei record di fonografo e materiali simili dai quali può essere stratta un’idea dello stato e della natura della civiltà esistente dal 1900 al 1950. Non sono inclusi gioielli o metalli preziosi. Dipendiamo dalle leggi della contea di DeKalb, dello Stato della Georgia e del governo degli Stati Uniti e dei loro eredi, assegnatari e successori e sul senso di onorare la posterità per la continua conservazione di questa tomba fino all’anno 8113, momento nel quale dirigiamo che sia aperta in mano delle autorità che rappresentino le agenzie di governo citate sopra e l’amministrazione dell’Università di Oglethorpe. Fino a quel momento si chiede a tutte le persone che questa porta e il contenuto all’interno di questa cripta possano rimanere intatti.”


I dati della Time Capsule sono trasmessi all’International Time Capsule Society (ITCS), un’istituzione fondata nel 1990 ad Atlanta in Georgia (USA), con la finalità di promuovere lo studio approfondito delle Time Capsule: contenitori utilizzati per trasmettere ai posteri la memoria di un determinato periodo storico, attraverso una selezione di oggetti considerati rappresentativi della vita in quel momento. In questo caso alla Time Capsule non è affidata la trasmissione del ricordo legato a un periodo specifico attraverso oggetti emblematici, ma ai posteri è consegnata una memoria “fossile” tramite quei campioni di sottosuolo dove si è sedimentata, registrata, una scatola nera proveniente da tempi remoti. L’International Time Capsule Society (ITCS), dove il contenitore che custodisce i carotaggi è registrato attraverso la compilazione di un modulo apposito, conserva il database di tutte le capsule del tempo presenti sul pianeta.

Lo svolgimento del progetto, scandito dalle singole fasi qui descritte, è regolamentato da un contratto, stipulato tra l’artista e l’istituzione che intende realizzarlo. Vista l’estensione temporale, il contratto garantisce inoltre il compimento del progetto nella sua interezza, fino alla riesumazione della Time Capsule tra cento anni.

Se tutti i carotaggi sono riuniti in un unico contenitore, sotterrato in uno specifico punto, le placche che chiudono ogni foro scavato dal carotaggio sono disseminate sulla superficie della Terra, formando una costellazione sul territorio vero e proprio, di cui traccia un’inedita e originale mappatura. È una mappa che non ricalca la geografia, ma è il risultato di un racconto corale, un atlante di storie omesse. Ogni carotaggio è un ritratto di un luogo riportato in superficie, rendendo possibile la ricostruzione della storia dell’identità di una città seguendo le tappe che, nel corso del tempo, hanno portato alla situazione che oggi conosciamo.

Digging-Up è nato all’interno della serie Momentary Monument, di cui rappresenta l’ultimo capitolo: con il sottotitolo The Core, il progetto è stato realizzato per la prima volta a Kabul nel 2012, in occasione di dOCUMENTA (13). La sua prassi si è sviluppata nel tempo e, in occasione dell’esecuzione in Cappadocia nel 2017 e a Pompei nel 2019, ha trovato la sua forma per ora finale, e qui appena descritta e dettagliata.

Il sito che state navigando costituisce la controparte virtuale all’esecuzione materiale di Digging-Up, che è un progetto in progress. Oltre a monitorare lo stato dei lavori, il sito contiene i dati relativi alle ricerche e il materiale raccolto, comprese le singole storie in base alle quali ogni carotaggio è stato effettuato.

Concepito come piattaforma dinamica e in costante aggiornamento, il sito è inoltre un luogo di riflessione e di approfondimento dei diversi temi, teorie e suggestioni che hanno originato il progetto e, a sua volta, il materiale qui raccolto è resto disponibile per stimolare nuove ricerche, idee, teorie e narrazioni.

Sono numerose le definizioni e le interpretazioni che dalle varie prospettive possono essere date al carotaggio, soprattutto prendendo in considerazione il cortocircuito tra dimensione spaziale e temporale, ma anche, all’interno della seconda dimensione, tra passato, presente e futuro che esso incarna.

Obiettivo del progetto è quello di far emergere, attraverso la lettura completa delle varie definizioni elaborate, la complessità e la polisemia del carotaggio, e la sua autosufficienza: un palinsesto della storia dell’umanità, a cui tutto può essere ricondotto.